La segnalazione ci è stata fatta pervenire in forma strettamente confidenziale. La lettera, partendo da alcuni complimenti per le modalità con cui la nostra attività giornalistica veniva svolta, toccava poi alcuni punti interessanti per le tematiche da sempre affrontate da Rivista Romanista e si concludeva più o meno così: “Comprendo benissimo in quale situazione di abbrutimento culturale e di principi si trovi il nostro Paese e sono peraltro consapevole di quanto sia arduo per i cittadini per bene rischiare in prima persona per provare a cambiare qualcosa. Lei certamente ha questo coraggio e lo dimostra nei suoi articoli. Per comprensibili motivi, non desidero chiarire in questa sede tutte le questioni di cui vorrei parlarle, ma lo farò sicuramente se riterrà di volermi incontrare personalmente”. Così, qualche giorno dopo, il vostro cronista ha ritenuto opportuno incontrare l’autore della missiva, dopo essersi accertato della sua identità e del suo ruolo assolutamente non marginale nell’attività di ordine pubblico con decennale esperienza di comandi allo stadio Olimpico di Roma.
(continua ...)


Quando si parla di violenza negli stadi è ormai di moda da qualche anno indicare come soluzione a questo problema l’attuazione del tanto decantato modello inglese. Molti se ne riempono la bocca senza sapere minimamente di cosa si tratti e come funzioni. La realtà, circa la gestione dell’ordine pubblico in Terra d’Albione, è molto diversa ed assai più complicata di quanto si vuole far credere. Tuttavia nel paese di Sua Maestà non esistono norme cervellotiche ed in molti caso inutili come quelle presenti nella nostra gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni sportive.